Formazione e Creatività, oltre il tecnicismo

L’inizio dell’anno scolastico, mai come quest’anno, è stato carico di paure, attese, aspettative, ansie e desideri. Non stiamo parlando solo di genitori, ragazzi e insegnanti, ma parliamo di un’intera società che ha fatto di questa riapertura una vera e propria “battaglia” simbolica per dimostrare al mondo che la situazione sanitaria nel nostro paese è finalmente sotto controllo.

Inevitabili protagonisti di questa riapertura sono stati i cosiddetti “tecnicismi” ovvero tutte quelle norme di comportamento e quei protocolli che, per evitare la diffusione del SARS-Cov-02, sono entrati in ogni ambito della quotidianità scolastica influenzandone i ritmi, cambiando gli orari di ingresso, la scansione degli intervalli e, addirittura, le modalità di relazionarsi tra compagni e tra allievi e docenti.

Poco prima di iniziare, ci è arrivata una mail da un allievo che preoccupato ci chiedeva:

“Prof, ma quest’anno potremo ancora divertirci o sarà come stare in una prigione?”

Nella sua semplicità, la richiesta va dritta al cuore del problema: sono le regole o siamo ancora noi protagonisti di questi giorni? Nel mare delle nuove procedure la scuola affonda o continua il suo viaggio verso la formazione della persona?

È proprio per rispondere a domande come questa che la scuola secondaria di primo grado Leonardo da Vinci in collaborazione con la Fondazione Angelo Custode e le dottoresse Sonia Della Torre e Sonia Cornolti ha scelto di progettare un percorso specifico di formazione a 360 gradi iniziato diverse settimane prima del fatico 14 settembre.

La prima parte di questo percorso è stata affrontata da noi docenti in prima persona per lavorare su noi stessi, sulla nostra emotività, sulle nostre aspettative e sui nostri desideri dopo sei mesi senza vederci di persona. Questo primo step di consapevolezza è stato fondamentale anche per ritrovare la sinergia di tutto il team. Dopo aver lavorato sul nostro gruppo ci siamo interrogati su quali fossero le modalità più adatte per accogliere le emozioni che i ragazzi avrebbero portato con se in questo rientro. Per farlo abbiamo deciso di metterci in gioco ancora una volta e provare noi stessi sulla nostra pelle le emozioni di fiducia e paura sperimentando in gruppo tutte le attività che avremmo poi proposto ai ragazzi nella settimana di accoglienza.

La seconda parte di questo percorso, invece, l’abbiamo pensata per i ragazzi che già dalla seconda settimana di scuola potranno rielaborare, con l’aiuto dei loro docenti e della dottoressa Della Torre, il vissuto emotivo di questi mesi e riflettere sulle nuove modalità di stare insieme “a distanza” che stanno sperimentando a scuola in queste settimane.  L’approccio a tale riflessione sarà ludico, valorizzante e rassicurante. Partendo da tre semplici attività pratiche si cercherà di fornire ai ragazzi alcuni strumenti di autoanalisi emotiva per rispondere alla domanda “cosa mi aiuta a stare meglio in questo momento?”.

Utilizzando drammatizzazioni e attività cooperative condotte rispettando tutti i protocolli di sicurezza lavoreremo sia sul consolidamento dei legami affettivi all’interno del gruppo classe sia sulla possibilità di dare una rilettura positiva dell’accaduto come opportunità di cambiamento. Sarà attraverso una rielaborazione finale in chiave artistica i ragazzi, liberando la loro creatività, potranno mettere a fuoco ciò che possono fare, per sé stessi e per le persone a loro care, nei momenti di bisogno in cui gli interrogativi e le incertezze sembrano prendere il sopravvento su tutto il resto.  Partiremo proprio da questo percorso per dare delle risposte concrete a i nostri ragazzi.

No, questo rientro caro Alberto non sarà una “prigione”.

Il rispetto delle regole sarà sicuramente una parte importantissima di queste settimane a cui tutti noi dovremo dedicarci con massima onestà e impegno. Sarà sicuramente un momento delicato perché dovremo tutti fare i conti con degli errori e delle disattenzioni, ma, accanto a questo, non mancherà mai il tempo per dare spazio alla nostra creatività, alla nostra curiosità e alle nostre emozioni senza le quali nessun apprendimento risulta veramente significativo.


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