Buongiorno Prof! Emozioni e didattica a distanza

Fare didattica online, non vuol dire assegnare compiti sul registro virtuale per rispedirli al mittente corretti. Non vuol dire bombardare i ragazzi di video per non restare indietro con il fatidico “programma”.  Non vuol dire nemmeno fare lunghe videoconferenze dense di nozioni.

Fare didattica online vuol dire considerare attentamente tutti gli aspetti caratteristici della didattica in aula e sfruttare le infinite potenzialità creative dell’ambiente virtuale per proporre ai ragazzi un’esperienza di apprendimento che sia il più possibile variegata, completa e coinvolgente.

Qualcuno storcerà il naso pensando che l’ambiente virtuale non possa creare vicinanza, calore e dibattito. Sicuramente, la connessione più potente è data dalla vicinanza fisica, dalla presenza e dal contatto quotidiano, ma in un momento storico di emergenza come quello che stiamo vivendo non possiamo soffermarci troppo a pensare alle rinunce a cui queste misure straordinarie di quarantena ci stanno costringendo. Dobbiamo pensare a quello che possiamo fare adesso, che sicuramente sarà diverso rispetto a quello che facevamo in aula, ma non  per questo sarà necessariamente peggiore.

Nonostante la distanza fisica che ci separa dai nostri allievi e dai nostri colleghi, ora più che mai, noi docenti non possiamo portare avanti una didattica fredda. Non possiamo nasconderci dietro allo schermo. Non possiamo permettere che le turbolenze emotive e le domande che attraversano la mente dei ragazzi in questi giorni restino chiuse dentro di loro.

Come fare allora? Bhe, in primis, non dobbiamo lasciare indietro nessuno. La scuola deve mandare un messaggio chiaro agli studenti: voi siete importanti per noi! Se voi non potete venire da noi, saremo noi a venirvi a prendere per mano tutte le mattine! Anche se gli ospedali esplodono e tutto attorno c’è il caos, noi ci siamo! Proprio per questo ogni iniziativa virtuale deve essere accessibile a tutti e deve assolutamente raggiungere tutti gli studenti.

Infatti, anche se la maggior parte degli allievi naviga già in modo abile  tra le onde del web, non bisogna mai dimenticarsi di chi non ha ancora confidenza con questo ambiente “nuovo” e ha necessità di essere assistito e guidato soprattutto nelle prime fasi di lavoro.

Dove le famiglie non riescono ad accompagnare i ragazzi nell’accesso alle piattaforme virtuali  devono essere i docenti e la  scuola ad andare verso gli studenti per cercare di rimuovere le barriere al successo formativo virtuale. Esattamente come si fa tutti i giorni nelle aule.

In secondo piano, è necessario entrare in sintonia con la struttura stessa del web: una rete aperta, fluida, fatta di strumenti e di contenuti più o meno attendibili, creati e condivisi da una miriade di soggetti  differenti.

Fossilizzarsi sull’uso di una sola piattaforma o di un solo software sicuramente, alla lunga, non sarà produttivo. Esattamente come  non lo è ripetere sempre la stessa attività in aula. Una volta che si è preso confidenza con gli strumenti di comunicazione e condivisione del materiale, che sono la base  imprescindibile per costruire/condurre una qualsiasi attività didattica, bisogna studiare ed esplorare quell’universo di possibilità  divertenti e accattivanti che la rete ci pone a disposizione.

La scelta del mezzo didattico virtuale più adeguato non può avere una ricetta standard: esso varia in base alle specificità della classe che ci si trova davanti, agli interessi dei singoli ragazzi e può anche essere variata in itinere, durante una videolezione, in base a uno stimolo che nasce in direttanella comunità virtuale che si confronta continuamente sia con le videochat sia nei commenti ai post del prof e dei compagni. Le possibilità di personalizzazione e di  variazione sono davvero infinite come anche le possibilità di fornire sostegno e potenziamento personalizzato. Anche in ambiente virtuale non possiamo esimerci dall’alternare momenti di lavoro cooperativo tra pari, momenti di lavoro guidato con il docente e momenti di lavoro in totale autonomia: potenzialmente si possono creare infiniti percorsi diversi, l’importante è che questi ingredienti ci siano sempre tutti.

Vogliamo fare una sfida a colpi di Quiz a squadre o individuali? Abbiamo Quizlet, abbiamo Kahoot!

Vogliamo commentare in gruppo un articolo di giornale? Ecco che ci si aprono davanti siti, banche Dati, edizioni in PDF…

Vogliamo creare un’opera d’arte  collettiva? Vogliamo entrane nel Louvre per un tour 3D? Vogliamo progettare una scuola ecosostenibile? Ecco SketchUp, Autocad, etc…

Vogliamo esplorare i sentieri delle valli Bergamasche? O sorvolare la centrale di Chernobyl? Ecco BigMap 3D, googleHeart, ecoMuseum, etc…

Vogliamo semplicemente leggere insieme e sottolineare il libro di testo facendo un esercizio? Abbiamo HubSchool, le piattaforme virtuali delle case editrici …

Vogliamo leggere cosa scrive su Facebook il Presidente del Consiglio dei Ministri? Abbiamo il mondo dei  social !

Vogliamo ascoltare in diretta una lezione o un documentario del prof Barbero? Abbiamo i canali youTube!

E dopo aver esplorato queste possibilità, perché non provare a farle proprie come strumenti espressivi? Perché non provare a creare un canale youtube o una webradio o un giornale online di classe? Questo infinito ventaglio è estremamente attrattivo, variopinto e strabiliante. Tocca a noi aprirlo e chiuderlo con maestria, stabilirne precise regole e modalità di utilizzo, mixarne i colori in modo che possa sprigionare tutta la sua bellezza. La tecnologia non distruggerà la nostra voglia di stare insieme, essa sarà solo il nostro medium didattico privilegiato, almeno per un po’.

E se, nonostante la progettazione e le infinite prove tecniche qualcosa andasse storto? Faremo tesoro per migliorare la prossima lezione a distanza.

Prof. Biagio Calleja

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